Premio Giornalistico Internazionale

"Gino Votano"

per il miglior documentario del Mediterraneo

 2013   2012   2011  2010  2009  2008  2007 2006 2005 20042003

 Home  Presentazione Formulario  Collaborazioni   Stampa Contattaci   Gino Votano

 

Gino Votano

Nato a Reggio Calabria il 27 maggio 1924. Si è occupato di teatro fin dall'adolescenza. Ha fondato e movimentato diverse associazioni culturali del territorio. Ha scritto diversi saggi, alcuni in via di pubblicazione. Storico, tra l'altro ha scritto "Il popolo calabrese", "Associazioni e partiti politici in Calabria", "Storia di Archi". Nel quartiere non si era mai laureato nessuno ma lui prese la laurea in Psicologia con una tesi sulla memoria. La città era stata distrutta dal terremoto del 1908, la tromba marina si era materializzata proprio davanti alq aurtiere di Archi, il fiume Torbido risalì di cento metri.  Si viveva in baracche e la ricostruzione cominciò solo  a partire dagli anni Trenta. Le scuole erano state ospitate in sedi di fortuna. mancavano i servizi e il cibo era ancora scarso. L'acqua potabile non esisteva né l'energia elettrica. Era un mondo nuovo che ricominciava lentamente a vivere. Fu il primo a farlo, correndo tra i campi, i vigneti, il treno, la nave traghetto e il lavoro. Una laurea come un sogno e una conquista. Il cibo più ambito erano i fichi secchi. L'unica fonte di grande energia alimentare. La carne, nelle mense del Sud divenne un'abitudine solo dopo gli anni Cinquanta. Ciccio Formaggio e le maschere dell'avanspettacolo erano i testi goliardici messi in scena negli anni Cinquanta nel quartiere e tra i giovani universitari reggini e messinesi. Fu il padre Francesco a scegliere come nome Gino. Lo prese dal protagonista de "I Miserabili" di Victor Hugo. Il padre appassionato di letteratura diede a tutti i figli i nomi di protagonisti dei grandi poemi e romanzi che leggeva. Come Orlando dall'"Orlando Furioso" e Erminia dalla "Gerusalemme Liberata". Fu impegnato nel quartiere, dove il 90% della popolazione, nel dopoguerra era analfabeta. Fece educazione degli adulti nelle campagne e il doposcuola per i ragazzi difficili del quartiere. Fu giudice popolare. Prima insieme a Gaetano Sardiello, Nicola Giunta e Cosimo Zaccone fu animatore del dibattito sociopolitico e culturale nell'immediato dopoguerra, poi con Franco Zannino, Francesco Costantino, Rocco Minasi, Francesco Papa, Gaetano Cingari, Serafino Cambareri.

 

    

 

Gino Votano e il suo quartiere Archi

A volte si fa fatica a trovare il sorriso sul viso di una persona. Gino Votano invece non faceva mai fatica e aveva un tono dolce, cortese, gentile. Sorrideva con gli occhi e sembrava tanto strano e tanto lontano quel sorriso soprattutto per noi che abitiamo qui ad Archi. Abbiamo colline molto belle, ma purtroppo il terremoto, la costruzione di case popolari, la carenza di servizi non ci dà sempre il piacere di una passeggiata, non ci fa sentire sempre bene. Quasi fossimo figli di un dio minore, eppure il sorriso di Gino Votano aveva qualcosa che ci faceva dimenticare tutto questo, era un’illuminazione, come un faro dolce e gentile. Appena un anno fa, con una naturalezza incredibile per il male che aveva, passeggiava con il nipotino, con Luigi, per le strade del Carmine, con l’agilità di un ragazzo. Un ragazzo. Eppure quanti consigli ! E con quanta dolcezza ! Consigli teneri che venivano dal cuore accompagnati da una saggezza ogni volta inaspettata. Forse era troppo diverso da quello che vedevamo tutti i giorni, eppure era tanta la gente che per anni lo ha cercato, magari per avere un conforto. Guardavano a lui come un uomo dai poteri straordinari. Gente umile, come la gente di Archi, che per strano destino non riesce a darsi poi troppe arie. Gente che anche dopo essere stata lontana per anni, a lavorare al Nord, si porta dietro l’aria di Archi, di questi giardini, di queste viti, di questo paesaggio che la Natura ha violentato con due terremoti violenti. L’ultimo quello del 28 dicembre 1908, la tromba d’acqua si alzò proprio all’altezza del Torbido e sconquassò Archi. Forse noi di Archi abbiamo negli occhi questa violenza, ci portiamo nel Dna questa violenza che ci ha segnati, ha segnato mia nonna, mio nonno che erano ragazzi un secolo fa. A noi tutti di Archi, quando parliamo delle cose del mondo ci sembra di sognare ! Ecco lo stesso ci succedeva quando stavamo ad ascoltare Gino Votano. Era come volare dentro l’Iliade, l’Odissea, la Divina Commedia o su episodi di vita quotidiana del quartiere, episodi bizzarri e allegri. In quelle parole si nascondeva sempre un rispetto straordinario per tutti quelli che sono sempre stati “peggio di noi”, come diceva sempre. Eppure Gino Votano e sua moglie Elena hanno offerto negli anni sessanta a molti contadini di avere una licenza e a molti ragazzi un diploma. Per gli anziani la possibilità di una pensione, per i giovani quella di un lavoro, Un lavoro che oggi è sempre più difficile anche per chi è laureato. Archi ha queste passioni silenziose, questi sogni, questi voli pindarici, così diceva Gino Votano. E in questa terra coltivata a gelso fino e poi sempre più ad aranci e vigneti, Gino Votano ci ha ricordato i miti ancestrali di Ercole, Giocasto e Orfeo. In questa terra favorita dal Fato, siamo stati puniti per tanta prosperità e bellezza. Abbiamo finito col nascondere la nostra umanità, con il soffocarla e farci soffocare. Ma se non è bastato il suo sorriso, la sua gentilezza, la sua eleganza, la sua preoccupazione per quanti gli stavano intorno certamente senza rendercene conto abbiamo imparato un po’ a sorridere anche noi. E oggi abbiamo i suoi libri e i suoi appunti e su quelli dovremmo ritrovare una figura intensa e dolce, ricca di una umanità sorprendente, a ogni battuta a ogni citazione. Tutte cose che messe assieme parlano non di erudizione ma di una pratica quotidiana, di un sapere trasmesso con atti e gesti, con parole e ricordi, che ancora adesso risuonano nelle orecchie e nel cuore. L’idea è che adesso i suoi libri risuonino anche all’intelligenza dei ragazzi, degli studenti di Archi. Perché da Archi si costruisce una speranza con il sorriso di Gino Votano, con la passione per la vita che ha lasciato in tutti noi e che anche i ragazzi di questa scuola dovrebbe ritrovare per non dimenticare mai il luogo dove sono nati, la terra dove hanno vissuto con i genitori. Anche qui, soprattutto qui, in questa scuola i ragazzi devono ritrovare le radici della nostra comunità, come ci ha lasciato detto Gino Votano. Maria Rosa Morabito

Gino Votano e l'associazionismo

Gino Votano chiedeva con insistenza la partecipazione, credo sia stata una sua prerogativa culturale, l’esigenza di stare insieme, di concretizzare insieme un miglioramento delle condizioni associative quindi affettive e sociali. La scelta dell’associazionismo è importante nel momento in cui i soci si guardano intorno, guardano cioè a un territorio, un territorio geografico come Archi, un territorio o meglio un bacino sociale in altri casi. Quasi un bisogno di migliorare migliorandosi, una ricerca di perfezione continua. Era così Gino Votano. Un carico di simpatia e umanità, ma anche di buona compagnia con una gamma di battute che andavano dal popolare al colto. Una citazione era una ricerca, una soluzione, un modo per sorridere insieme, per stare bene insieme. Il candore come arma sorprendente, come strumento genuino di cultura, come sforzo a migliorarsi o come diceva a non sbagliare. Laddove l’errore era urtare la sensibilità, entrare nel mondo degli altri senza prima aver chiesto più volte permesso. Associazionismo per lui significava assoluta attenzione all’altro. Nella sua sensibilità piena, nella comprensione dei suoi bisogni, delle sue mancanze culturali. Ecco Gino Votano non è mai entrato in testa o in casa a nessuno e forse troppo spesso questa straordinaria sensibilità umana, la concezione dell’empatia non si riusciva sempre a riconoscere, ad abbracciare. Abbracciare era una delle parole chiave di Gino Votano. Un abbraccio, come momento di trasporto umano, di incontro assoluto spirituale, di assenso, di un bisogno assoluto di ritrovarsi, come a sottolineare il senso platonico del gesto. Un ritrovarsi dopo la caverna, dopo le tenebre. Questo straordinario senso umano della società, dello stare insieme, era sempre accompagnato da un sorriso, anche quando il sorriso costava fatica per il male. Cinque anni, gli ultimi cinque, di cose dolcissime, vissute dentro, per non disturbare chi stava bene, per non disturbare la felicità altrui, per non disturbare la ricerca degli altri. Qui ci sono oggi ragazzi e bambini, queste parole possono sembrare difficili, arcane come diceva Gino, ma lui si esprimeva con i gesti della dolcezza, della curiosità, dell’amore per gli altri e per la vita. Dirompente in tutti i suoi aspetti, al di là delle necessità, al di là della fatica, con un senso assoluto di fedeltà a principi e persone. Una filosofia dolcissima, fatta di ricami sottili, impercettibili e dolcissimi, di tolleranza, di sguardi furtivi di dolcezza infinita, di un sorriso grande che veniva da lontano, lontano dal mondo degli affari, vicino al cuore degli uomini. Questo era l’associazionismo per Gino Votano, una carezza dolce, un buffetto, un corteggiamento gentile come ricordava parlando degli spiritelli danteschi. Dell’amore di Dante per Beatrice, che intendeva quasi come un annuncio del neoplatonismo quattrocentesco. Dante à stata una delle sue letture preferite fino alla fine. Per lui, il libro, il saggio, la poesia erano sinonimi di educazione e passione di vita, una sfera per uscire dalle tenebre, un’illuminazione che spinge l’uomo ad abbracciare l’altro. Oltre ogni possibile confine. Gino Votano è nato in una città colpita dal terremoto, ha vissuto la ricostruzione, gli anni dei fichi secchi, in un quartiere troppo spesso sacrificato, eppure ha lanciato una sfida gentile, forte e gentile, quella della lettura, della cultura “per non rimanere bruti”, ecco l’idea della politica di Hobbes. Non lupi agli altri uomini, ma un invito cortese, gentile, un tentativo di incontrarsi a tavola, con una citazione, scandendo versi che hanno addomesticato gli animi più difficili. Tutto qua e non è poco, è appena una linea per leggere una vita, una vita che non voleva insegnare nulla, ma che tracciava davanti ai nostri occhi momento dopo momento dei segni, dei sorrisi, delle carezze, tracce di umanità. Una linea indelebile tra esperienza e ragione. E da una parte si sommava la fatica degli anni giovanili e dall’altra l’argomentazione degli studi. Come su una barca in tempesta bisognava navigare. Ecco Gino Votano, ecco una parte, eccone appena appena una lettura. In lui c’era sempre una disponibilità fino al limite delle possibilità fisiche e del senso del dovere. Fino alla fine ha fatto quanto poteva fisicamente e non ha mai dichiarato noia per un male terribile, quasi fosse una sofferenza dovuta per la vita che gli era stata regalata. Un’avventura ponderata in anni diversi e difficili, ma vissuti in modo splendido alla ricerca dell’altro, di quelle colonne d’Ercole della conoscenza dell’Uomo che lo affascinavano come nessuna altra cosa. Anche la sua partecipazione ai lavori del circolo Calcidese, discreta, come sempre, ma sempre presente, attiva, soprattutto nei momenti di sconforto. Gesti e comportamenti che fatichiamo a leggere, a decifrare, perché andiamo troppo di fretta, troppo di fretta. Eppure gli occhi di Gino erano dolci e colmi di speranza che come diceva lui è l’ultima a morire, quasi un richiamo alla comunità, agli altri, a se stesso. La speranza è l’ultima a morire, perché nella speranza si nasconde la vita, quella fiammella che avvicina gli uomini, non più lupi gli uni verso gli altri. Ecco qui ad Archi, Gino Votano è vissuto, eppure in tanti sono riusciti a leggere la sua fiamma. I suoi libri li stiamo vedendo adesso, inaspettati, ancora una volta, ancora una volta una sorpresa, per dirci che è ancora qui con noi. E’ come un altro sorriso che ci dona, per chiederci ancora di stare vicini, insieme. Lillo Neri

Gino Votano : il territorio, la storia, la gente

Era giusto finalmente ricordare la figura di Gino Votano. Questo Convegno è il riconoscimento dovuto ad un uomo che ha dedicato la propria esistenza alla ricerca storica e alla raccolta di documenti sulla Calabria, su Reggio e il suo rione Archi, in modo particolare. Gino Votano, un uomo d'altri tempi che ha dato un sicuro contributo alla vita della sua Archi. Uomo d'onestà adamantina, era assai arguto e brillante, narratore instancabile di aneddoti e di storielle. E' sempre bene quando qualcuno si occupa della propria storia. Votano ha lavorato sempre in silenzio, schivo e restio ai clamori, ha pubblicato tutte le sue opere privatamente. E' giusto quindi che le sue opere siano finalmente conosciute da un pubblico più vasto, siano lette e studiate, come egli merita per l'impegno e la passione profusi in tanti anni. Dalle ricerche dello studioso Votano sono emersi risultati straordinari, sconosciuti al più vasto pubblico. Nella sua "Storia di Archi" ci racconta di episodi e situazioni storiche, con l'ausilio di documenti, che danno il senso dell'impegno che il Votano ha profuso allo studio e alla ricerca storica. Come sappiamo, la Calabria fu la prima regione abitata dell'Italia. Da principio fu detta Conia o Saturnia. I barbari la chiamarono Brettia. Questa è la terra che dai Greci fu chiamata "Esperia", terra del tramonto. E nelle ricerche di Votano sono emersi risultati sorprendenti: Pentimele fu il primo luogo abitato di Reggio. La collina di Pentimele prende il suo nome in forza di una leggenda che parla di cinque bellissime fanciulle uguali nell'aspetto che abitavano sulla collina, le quali per farsi distinguere dai corteggiatori, al tramonto intonavano cinque canti diversi (da qui pentì mele = cinque canti). Intorno al XIII secolo a.C. e fino al XII si hanno notizie della presenza di tribù Ausonio e coliche. Infatti il toponimo Lupardini, secondo il Rholfs risale al termine Liparini, cioè di Lipari; l'isola da cui giunse il re Ausonio Giocasto, che fonti storico letterarie (Eraclide Pontico e Diodoro Siculo) confermano abbia fondato il suo regno nei paraggi di Reggio nell'età del Bronzo recente (XII sec. a.C.). Il culto di Giocasto fu tramandato dai calcidesi che coniarono delle monete con la sua immagine nel V sec. a.C.. Le stesse fonti confermano che il celebre e mitico Menhir di Giocasto (1268 a.C.) sorgeva appunto alla base della collina di Lupardini. Giocasto, figlio di Eolo, sovrano delle Lipari, re di Rhegion (1289 a.C.) fu ucciso secondo la leggenda da un drago. Reggio fu sede di antiche Scholae e Confraternite, dalle orfiche alle pitagoriche. L'orfismo (XII sec. a.C.) vive nella dialettica materia-spirito e nel suo svolgimento ciclico, la materia e la morte, intesa come suprema iniziazione. In questa visione vanno lette la morte di Giocasto, il rinsavimento di Oreste, l'assasinio di Kroton. Herakles, passando con i suoi armenti da Pallanzio Reggina, tributò il suo omaggio al gigantesco menhir di Giocasto (1244 a.C.). Il Votano nella sua narrazione puntuale afferma che nella vallata del Rosignolo fu eretta la chiesa di S. Maria del Bosco o dell'Arco. Da qui il nome Archi al villaggio reggino. Nell'era quaternaria a Lupardini viveva il pinguino boreale, detto Alca Impennis. Nel medio pleistocene (50.000 a.C.) nelle alture di Lupardini giocava un bambino di 5 anni (il prof. Adolfo Berdar rinvenne una mandibola del bambino di Neandhertal. Sulla collina di Pentimele vivevano cervi, rinoceronti e elefanti. La leggenda narra che Oreste infisse nella roccia la sua spada di bronzo e innalzò in un boschetto (vallata del Rosignolo) vicino Reggio un Tempio in onore di Apollo Minor. E proprio nel porto che sorgeva di fronte la collina di Pentimele, sbarcò nel 62 d.C. S. Paolo, che si fermò nel vicino tempio di Diana, da dove iniziò la testimonianza della sua fede che poi porterà a Roma, allora centro del mondo. Tutto questo ci narra Gino Votano, con semplicità e ricchezza di contenuti. Speciale attenzione è stata posta dal Votano ai fenomeni sociali, come la "Repubblica di Filadelfia (4 maggio 1870), durata tre giorni. La sollevazione popolare fu guidata da Ricciotti Garibaldi che si pose alla testa di un moto antigovernativo in cui confluirono filoborbonici, briganti e cattolici. La rivolta partì da Curinga, dove fu proclamato il governo provvisorio repubblicano. A Filadelfia nel contempo veniva proclamata la Repubblica Universale. Il sogno utopico svanì presto e i rivoltosi furono sconfitti a Cortale dalle truppe regie e il figlio di Garibaldi, dopo essersi battuto strenuamente, riuscì a sfuggire alla cattura. Un discorso a parte merita il libro di Votano "Il Popolo calabrese: mastri, tamarri, gnuri e galantuomini". Per molti il termine "tamarro" è un'ingiuria, ma in questa parola, come in altre, si denominano le classi rurali calabresi che seppero con orgoglio, lavoro e sacrifici combattere la malaria e le incursioni saracene. II popolo contadino, legato alla propria terra e alla propria cultura, diede la caccia ai giacobini e fece la fortuna dei baroni, proprietari terrieri, i cosiddetti "gnuri". Un popolo che rifiutò la piemontesizzazione dei propri costumi per ribadire la propria identità e specificità contro la forzata colonizzazione dei nuovi conquistatori, pagando con la vita la sua ribellione. Il Conte Carlo Plutino, nei primi anni del XIX secolo, fu uno degli imprenditori più innovativi. Nelle sue tenute di Archi aveva allestito un sistema integrato di aziende agricole intorno alle colture specializzate, attuando un sistema di canalizzazione delle acque dei sette fiumi del territorio. Inoltre, nel reggino esistevano 102 filande che davano occupazione ad oltre 3.000 operai, soprattutto donne. Mastri scalpellini e intagliatori, artigiani, lavoratori tessili che producevano panni e abiti ricercati anche dal poeta D'Annunzio, davano lustro e ricchezza alle nostre contrade. Esistevano una borghesia e un clero, in cui galantuomini, canonici ed abati diedero sviluppo allo spirito associazionistico attraverso confraternite, logge e società di mutuo soccorso al servizio del progresso del popolo. Esporre tutte le opere del Votano, a questo punto, ci porterebbe molto tempo. Basta citare soltanto, altri due scritti: "Psicologia della Memoria", uno studio sui rapporti tra le memoria e i suoi riflessi nelle attività umane e artistiche; "Classi sociali , associazioni e partiti politici in Calabria", una ricostruzione storica della formazione dell'opinione pubblica e dei rapporti tra classi sociali e nuove identità politiche in Calabria. Concludiamo questa nostra esposizione con la speranza che questi scritti di Gino Votano, nel loro complesso così semplici ed accurati, possano utilmente servire anche in un ambito più vasto e più elevato. Per un territorio come Archi, queste ricostruzioni di microstoria sono anche un riferimento civile per quei giovani che guardano alla terra dove vivono come un quartiere attualmente in degrado. Questa "Storia" può rappresentare un'eredità, un richiamo alla memoria storica di un mondo con le sue tradizioni, le sue specificità e identità scomparse per l'ignoranza e l'incuria degli uomini. Una storia così nobile, cancellata da cataclismi, rovine e violenze non può essere dimenticata, ma va invece rivalutata e rivissuta nelle scuole, nella toponomastica, ma, soprattutto, nella coscienza civile dei suoi abitanti. Daniele Zangari